Stagione 2020.21

 

Il Teatro è esso stesso un Esilio

ESULI è stato il tema scelto per la stagione 2019.20
Ma come tutti sapete la stagione si è interrotta bruscamente…
Riprenderemo da dove ci eravamo lasciati. Ma…

Gli sforzi fatti in questi mesi per mantenere un tenue contatto con il proprio essere artisti, sono stati effimeri quando non addirittura maldestri. Ma è comprensibile il tentativo di riempire la falla improvvisa che ha bloccato un progetto artistico spesso immaginato con mesi, se non anni, di anticipo. In questi mesi inoltre si è tanto parlato del Teatro senza che nessuno dicesse però quali progetti si immaginano una volta che si potrà ripartire!
Come faremo? Cosa faremo? Dove lo faremo?
I problemi del Teatro in questo Paese sono antichi e quello che si è verificato ha solo messo in risalto la “paura” per un futuro che non riusciamo, appunto, ad immaginare. Perciò è molto più semplice mettere al centro di tutto: “la sovvenzione”, vecchio refrain che tanto male ha fatto al Teatro. Prima lo si pretendeva per il semplice fatto di essere “artisti”, ora perché lavoratori senza tutele e rappresentanze. In realtà serve un progetto nuovo per un Nuovo Teatro.
Nel settembre 2019 immaginammo un “manifesto” verso i nostri 40 anni di storia. Rileggendo quei principi pensati prima del fermo forzato ci sembrano ancor più convincenti.
E sembra un amaro paradosso pensare oggi che l’ultimo atto della nostra stagione – il 21 febbraio scorso – fosse dedicato a Leo De Berardinis.
Lo presentavamo così: “In Assoli (1977) Leo scandisce in una sorta di tarantella: Io so’ pazzo. Io so’ pazzo. Io me so’ scassat’o… ‘o cerviello! esprimendo la sua resistenza a quella riduzione a un grado zero dell’espressione teatrale e affermando la possibilità di un sentimento capace di poter crescere dentro la degradazione. Non è (ancora e di più) la condizione in cui ci sentiamo di vivere – chi fa arte e non solo – quotidianamente?! Nelle scuole, nelle università… nei teatri, nei luoghi di aggregazione sempre meno accessibili.
Ecco, questa era la nostra riflessione sul Teatro PRIMA del COVID, e lo resterà anche per il DOPO!

Alla ricerca di un “luogo”: manifesto verso i 40 anni di attività

𝙄𝙡 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙏𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 𝙫𝙪𝙤𝙡𝙚 𝙨𝙛𝙪𝙜𝙜𝙞𝙧𝙚 𝙞 𝙡𝙪𝙤𝙜𝙝𝙞 𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙧𝙖𝙥𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚!
𝙉𝙞𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙙𝙞𝙧𝙞𝙩𝙩𝙞 𝙙𝙖 𝙚𝙡𝙖𝙧𝙜𝙞𝙧𝙚 𝙖 𝙘𝙝𝙞𝙪𝙣𝙦𝙪𝙚, 𝙗𝙤𝙩𝙩𝙚𝙜𝙝𝙞𝙣𝙞, 𝙄𝙑𝘼, 𝙡𝙤𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙨𝙥𝙖𝙯𝙞 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙞 𝙘𝙤𝙡𝙡𝙚𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞 𝙢𝙚𝙨𝙨𝙞 𝙖 𝙙𝙞𝙨𝙥𝙤𝙨𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙛𝙤𝙨𝙨𝙚 𝙪𝙣 𝙛𝙖𝙫𝙤𝙧𝙚… 𝙎𝙤𝙡𝙤 𝙞𝙡 𝙏𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 𝙙𝙞 𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞. 𝙐𝙣 𝙏𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 “𝙎𝙤𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙚 𝙋𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚” 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙞𝙖 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙖 “𝙨𝙚𝙧𝙫𝙞𝙯𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙥𝙚𝙧𝙨𝙤𝙣𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖̀” 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙖𝙨𝙘𝙚 𝙙𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙤𝙧𝙩𝙚 𝙘𝙧𝙞𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙖 𝙦𝙪𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙞 𝙢𝙞𝙨𝙩𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙧𝙪𝙤𝙩𝙖 𝙞𝙣𝙩𝙤𝙧𝙣𝙤 𝙖𝙡 𝙏𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙚̀ 𝙪𝙩𝙞𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 “𝙨𝙤𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚” (𝙨𝙘𝙪𝙤𝙡𝙖, 𝙖𝙧𝙩𝙚𝙩𝙚𝙧𝙖𝙥𝙞𝙖…): 𝙪𝙣𝙤 “𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙖𝙘𝙤𝙡𝙞𝙛𝙞𝙘𝙞𝙤” 𝙨𝙤𝙩𝙩𝙤𝙢𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙖𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙜𝙤𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙖𝙩𝙤, 𝙘𝙤𝙣 𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙖𝙘𝙤𝙡𝙞 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚 𝙪𝙜𝙪𝙖𝙡𝙞 𝙖 𝙨𝙚 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙞 𝙥𝙚𝙧𝙥𝙚𝙩𝙪𝙖𝙣𝙤 𝙨𝙩𝙖𝙣𝙘𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙖 𝙙𝙚𝙘𝙚𝙣𝙣𝙞. 𝙐𝙣 𝙏𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙝𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙥𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙞 𝙨𝙪𝙤𝙞 𝙤𝙗𝙞𝙚𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖𝙧𝙞: 𝙘𝙧𝙚𝙖𝙧𝙚 𝙪𝙣𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙙𝙞 𝙪𝙤𝙢𝙞𝙣𝙞 𝙚 𝙙𝙤𝙣𝙣𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙨’𝙞𝙣𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙖𝙣𝙤, 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙫𝙞𝙙𝙤𝙣𝙤 𝙪𝙣𝙖 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙨𝙞 𝙨𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙤𝙥𝙞𝙣𝙞𝙤𝙣𝙞, 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙞𝙗𝙪𝙚𝙣𝙙𝙤, 𝙖𝙩𝙩𝙧𝙖𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙡𝙚 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙖 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙨𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙤 𝙥𝙧𝙚𝙣𝙙𝙤𝙣𝙤 𝙘𝙤𝙧𝙥𝙤, 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙧𝙚𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙘𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙘𝙧𝙞𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙘𝙤𝙡𝙡𝙚𝙩𝙩𝙞𝙫𝙖.
𝙎𝙖𝙧𝙖̀ 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙞𝙤̀ 𝙪𝙣 𝙏𝙚𝙖𝙩𝙧𝙤 𝙖𝙣𝙘𝙤𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙖𝙥𝙚𝙧𝙩𝙤 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙚 𝙜𝙧𝙖𝙩𝙪𝙞𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙖 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙞; 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙥𝙚𝙣𝙙𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙚 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙘𝙚𝙣𝙨𝙪𝙧𝙚; 𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙤𝙧𝙧𝙖̀ 𝙧𝙞𝙪𝙣𝙞𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝙨𝙥𝙖𝙯𝙞 𝙨𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙥𝙞𝙘𝙘𝙤𝙡𝙞: 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙖𝙡𝙩𝙧𝙖 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙩𝙖̀ 𝙖𝙧𝙩𝙞𝙨𝙩𝙞𝙘𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙩𝙖 𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙚𝙨𝙞𝙜𝙚𝙣𝙯𝙖; 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙫𝙞𝙙𝙪𝙤, 𝙤𝙜𝙣𝙪𝙣𝙤 𝙘𝙤𝙣 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙥𝙧𝙞𝙖 𝙚𝙨𝙥𝙚𝙧𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙚 𝙡𝙖 𝙣𝙚𝙘𝙚𝙨𝙨𝙞𝙩𝙖̀ 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙫𝙞𝙙𝙚𝙧𝙡𝙖.