Stagione 2019-20

 

Se lo spettacolo inizia nella finzione,

il suo obiettivo è quello di integrarsi nella realtà, nella vita.

Il tema della stagione 19.20 sarà Esuli.
Così come abbiamo scelto da qualche anno, affrontiamo il tema sia nel percorso formativo del Laboratorio Permanente sull’Attore condotto dal direttore artistico Carmine Califano, che negli spettacoli che allestiremo o ospiteremo.

Gli spettacoli

Il teatro è esso stesso un Esilio
Frastornato

A patto che non divenga isolamento.
Subìto o ricercato per indolenza intellettuale.
Come su una zattera, gli attori creano in palcoscenico la propria enclave per salvarsi dalla follia, dall’epidemia, che ha invaso la città.
Esilio volontario e imposto!
Ma il teatro non è un luogo “chiuso a chiave“.
Non cede all’ineluttabile condizione. Urla!
«Il teatro deve farsi uguale alla vita, non alla vita individuale… ma a una sorta di vita liberata, che spazza via l’individualità umana» scrive Artaud.

L’esilio allora, come rappresentazione della condizione esistenziale dell’uomo che fugge dall’orrore per ricercare il senso autentico dell’umano nell’apertura al dialogo dialogante che si fa forza sociale per diventare quello che più intimamente è. Passione estetica che seduce e migliora l’anima!

Laboratorio Permanente sull’Attore

LABSEMPLICE

Il Laboratorio, pur traendo ispirazione dai grandi maestri del Novecento, supera la classica lezione monodirezionale ed autoreferenziale, facendosi piuttosto esperienza formativa che ha radici nel percorso maturato sin qui da Carmine Califano e dalla sua compagnia. Esperienza non ‘raccontata’ da un palco-cattedra, ma fatta di un continuo confronto attraverso il quale corpi, idee, paure si confondono per dar vita ad un‘esperienza non teorica ma viva, concreta, dove si lavora insieme alla realizzazione di un’idea creativa.
Il Laboratorio si rivolge a chiunque – condizione privilegiata è non avere nessuna esperienza teatrale precedente! – voglia  percorrere con noi un pezzo di strada più o meno lungo.

INCONTRO SETTIMANALE
martedi ore 20.45-22.30 presso Circolo Unione Pagani via Ferrante,8

Convivio Teatrale Itinerante

Ogni primo venerdì del mese, a partire dal mese di ottobre, terremo serate di lettura-spettacolo in dimore private. A gestire gli inviti alla serata sarà il “padrone di casa”. Le serate hanno un tema preciso e tuttavia non formale poiché sarà dato ampio spazio allo scambio di opinioni e riflessioni dei partecipanti. Il progetto è esteso anche a locali pubblici, opifici, esercizi commerciali che abbiano adeguati spazi, creando idonei momenti per ospitare il Convivio.

I TEMI AFFRONTATI NELLE SERATE

Immaginare Sisifo felice come pratica di sopravvivenza

Ogni volta che, per l’eternità, Sisifo tenta l’impresa che gli è stata affidata, fallisce. Allora meglio lasciarsi sopraffare poiché l’esistenza è semplicemente irrazionale, estranea, indipendente da noi stessi? L’unica reale soluzione, l’unico gesto di reale libertà per Camus è la sopportazione e la conseguente accettazione che il senso dell’esistenza non esiste…
Sisifo è quindi felice perché attraverso la sua condanna acquista la consapevolezza dei propri limiti e quindi assume su di sé il proprio destino.
Per Camus l’uomo ricerca le sue verità e, quando le scopre, resta in balìa di esse non essendo in grado di staccarsene. La mente comprende l’assurdità dell’esistenza, la accetta e trova in questa mancanza di senso, l’unico senso possibile.

Lavoro e libertà

Qualora meritassimo una libertà dovrebbe essere affrancamento dal lavoro? Ma soprattutto: che cos’è il lavoro? Per molti: necessità, mezzo attraverso il quale condurre una vita dignitosa. Tanti si rendono disponibili per qualsiasi tipo di attività, senza preferenze, né ambizioni, né inclinazioni, evidenziando il significato meramente strumentale che riveste oramai il lavoro. Così l’Io non è più risolto nella sua professione, l’individuo non è più il suo mestiere: lavoro non è Beruf – occupazione come vocazione – ma job – posto di lavoro: «Soltanto chi è disposto ad “adeguarsi”, a prezzo di una totale spersonalizzazione, ha qualche possibilità di sopravvivere», scrive Adorno nei suoi appunti, siglando le sue convinzioni con un celebre adagio: «Gli uomini sono liberi, sì: liberi di cambiare tombino»…

Il dialogo sociale sincero ha molto a che fare con la conquista della propria libertà

La verità è conoscenza dei puri concetti; l’opinione è conoscenza che deriva dalla comprensione dei soli fenomeni sensibili, soggettivi se non addirittura contraddittori. È questa la differenza tra un uomo che ama le cose belle (l’opinione) e un uomo che ama invece la bellezza in sé (la verità). Il primo ha un’opinione della bellezza riferita ad una determinata contingenza, che quindi rimane per lui un’esperienza soggettiva; il secondo raggiunge la vera conoscenza del bello poiché ne considera il concetto puro e universale, che conviene ad ogni caso particolare. Per illustrare questa teoria Platone utilizza la metafora del mito della caverna…

La responsabilità dello sguardo

È solo il gioco degli sguardi reciproci ad essere in grado di tramutare l’Altro da oggetto della mia percezione a soggetto che mi guarda. È in tale passaggio dall’essere oggetto ad essere soggetto, Sartre indaga la fondamentale esperienze dell’essere-visto-da-altri, esperienza fondamentale per dire “Io”.
Un solo sguardo, dunque, – il nostro – ha la capacità di far vivere l’Altro. Conscio di tale – primitiva – lotta al riconoscimento, Antonio Gramsci scrisse: «L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. È la fatalità; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza». Senza scomodare il discorso filosofico e politico, il poeta Buttitta – con maggiore incisività – pronunciò: «Se non vuoi vedere, a che serve una stella?».

L’autopoiesi della città

Sono le città brutte a rendere cattive le persone o, al contrario, le città sono solo il riflesso di chi le vive? Una neonata branca della filosofia – l’ontologia sociale – così come discipline progettuali antiche (quali l’architettura e l’urbanismo) sembrano certe delle loro risposte: la città è un’invenzione, anzi è l’invenzione dell’uomo. Vittorini lo aveva intuito: «Una città non nasce come un cardo! O sono gli angioletti che vengono a posarla su una collina? Non è per combinazione che Enna è la nobile Enna e Licata è schifosa! Che diamine! Tutto dipende dal modo in cui la gente vive. Dove la gente vive come a Enna, si ha Enna, e dove la gente vive come a Licata, si ha Licata!»…

L’arte del vivere somiglia più all’arte della lotta che a quella della danza

Diciamo agonismo e pensiamo a una competizione sportiva. In realtà “la gara” ha estensioni più ampie se calata nel quotidiano. Pervade non solo la vita delle persone nelle corse sul lavoro o nella carriera, ma il nostro io e la collettività nelle mutazioni che l’età e i tempi ci impongono. Non solo la quotidianità è un continuo agone, un lottare per sopravvivere pur nelle forme più pacifiche e banali, ma anche il mondo delle idee è un agone continuo attorno a grandi problemi: l’agone fra bene e male, spirito e natura, uno e molteplice, libertà e determinismo… È nella natura dell’uomo, sin dall’inizio…

L’amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore

“Amare” esprime l’energia in grado di congiungere gli opposti, mette l’accento sull’azione, sull’esperienza antropologica e sul suo modo di manifestarsi: dall’ eros, all’agape, alla filìa, alla carità, declinate nella loro forma privata e anche in quella pubblica. Approfondire riflessivamente il tema dell’Amore implica che si guardi dentro noi stessi e dentro i rapporti sociali per vedere come questo sentimento, che è contraddittorio di per sé, si sviluppi ed entri nelle relazioni personali ed interpersonali. Ama veramente chi è capace di non amare troppo, scrive Massarenti nel suo Metti l’amore sopra ogni cosa. Questo insegna la filosofia: pur sapendo bene che l’amore «è sopra ogni cosa» ed è persino alle radici della filosofia stessa…

Annunci